ARCHIVI VIVENTI

Archivi Viventi - ultimo incontro dal vivo

 

La raccolta di narrazioni continua ed ancora una volta è la tranquillità di Tuscania ad accogliere il lavoro degli artisti, che apriranno le porte di CasaNave Alle Mura sabato 13 maggio 2023 (alle ore 21.00) per condividere il loro vissuto con i cittadini interessati.

Per questa occasione il gruppo di lavoro è formato da Paola Bianchi, Anouscka Brodacz, Monica Francia, Giorgio Rossi, Ariella Vidach ed è accompagnato, oltre che dalla curatrice, Laura Delfini, anche dalla giovane studiosa Simona Silvestri.

L'evento è organizzato da Associazione VERA STASI con il sostegno dei fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese

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2023

 

Il progetto ARCHIVI VIVENTI prosegue nel 2023, con il sostegno dei fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese

2021

 

Nel 2021 il progetto Archivi Viventi è stato avviato, a Tuscania, con il contributo del Ministero della Cultura e della Fondazione Carivit.

Il progetto

 

 Autrici e autori della danza italiana degli anni Ottanta

di Laura Delfini

 

 

Mi piace iniziare citando il titolo di un libro di Luis Sepúlveda, Raccontare è resistere.

Penso agli artisti di danza italiani degli anni Ottanta come persone resistenti, combattenti: perseveranti, ricercatori, capaci di mantenersi aperti anche in condizioni difficili.

Archivi viventi è nato per gioco durante il primo lockdown assieme a Claudia Monti, Giovanna Summo e Ian Sutton. Il progetto è andato avanti trovando una sua identità anche per merito dei dialoghi intercorsi tra me e i tre artisti; il loro contributo è stato determinante e mi è servito a ri-orientare più volte il pensiero.

Si tratta di un progetto che, da una parte ha l’obiettivo di arginare la perdita di memoria del patrimonio della danza di ricerca italiana degli anni Ottanta, dall’altra ne vuole immaginare una raccolta che risulti interessante e ricevibile.

La definizione deficit identitario ritrovata in una recente lettura ha sollecitato il mio interesse; mi ha ricordato -e confermato- quanto il tema della fragilità identitaria sia un leit motiv della cultura coreutica italiana, lo stesso che nel 1993 mi portò a raccogliere in un volume dal titolo Coreografie contemporanee le schede delle coreografie di un notevole numero di autrici e autori di danza di allora.

Al deficit identitario è certamente connesso un deficit di memoria a cui possiamo aggiungere l’idea di deficit di narrazione (citando Oscar Farinetti che, sull’insufficiente diffusione della produzione agro-alimentare italiana nel mondo, ha messo in connessione questo tema con una scarsa capacità di saperne raccontare).

Durante il periodo di ‘gestazione’ ho cominciato ad immaginare processi di lavoro stimolanti che potessero condurre a prodotti creativi, dinamici, fruibili della storia e delle tante storie individuali e dei piccoli gruppi, conosciute da pochi, spesso solamente dai contemporanei più o meno coetanei degli artisti stessi.

Ho individuato alcuni punti che contribuiscono a disegnare l’orizzonte di riferimento di questo progetto: alcuni spunti dalla microstoria, altri dalla public history e, infine, dall’esperienza delle human libraries.

Dalla microstoria ricevo l’attenzione ai piccoli eventi, ai particolari, come anche l’utilizzo dell’aneddotica con la sua forte potenzialità divulgativa. Ogni racconto una piccola fetta di storia, una zoomata in un evento, un fatto, un’esperienza, una pratica di danza.

Dalla public history, l’idea di far conoscere la storia a un pubblico più vasto e non specialistico; in generale, il perseguire pratiche storiche alternative.

Infine, dall’esperienza della human library l’idea che, poiché una persona è portatrice di storia, per merito delle sue esperienze di vita, si possa fare archivio. La narrazione contribuisce a smontare i pregiudizi che si creano attorno a ciò che non si conosce.

Su queste ispirazioni è nato Archivi viventi che vede gli artisti di danza attivi durante gli anni Ottanta in Italia, impegnati in prima persona nel racconto; storie individuali e-o di piccoli gruppi incentrate sulle esperienze di danza di quegli anni. Sullo sfondo possono affiorare le vicende di grandi avvenimenti.

 

Il progetto prevede una parte di preparazione e prove curata da me che accompagno gli artisti nell’individuazione e nella scelta delle narrazioni attorno ad alcuni temi individuati:

• le pratiche

• gli spazi performativi

• i luoghi di studio

• il corpo

• i temi coreografici

• le metodologie

• le coreografie

 

Si realizza, quindi, un momento performativo dal vivo. Gli artisti propongono al pubblico i loro racconti sostenuti dai materiali fotografici, i video, i brani di repertorio.

 

Sino ad oggi il progetto è stato sostenuto da:

- Vera Stasi/TUSCANIA DANZA 2021 grazie al sostegno del Ministero della Cultura, Promozione Danza Art. 41 e della Fondazione Carivit;

- Associazione per lo sviluppo della danza Arbalete (Genova)

- Vera Stasi/DARE LUOGO 2023 grazie al sostegno della Chiesa Valdese/Bando 8x1000;

  ed è stato presentato dal vivo: Progetti per la Scena curato da Silvana Barbarini / Supercinema (Tuscania, 2021) Cosmonauti curato da Alicja Ziolko / Spazi Urbani (Tuscania, 2021) Interazioni curato da Salvo Lombardo / Chiasma (Roma, 2021) CineDanza Festival, Drama Teatro (Modena, 2021) Art Lives Matter a cura di Company Blu (Sesto Fiorentino, 2022) Festa per la Cultura a cura di Associazione Controchiave (Roma, 2022) Resistere e creare con il sostegno di Fondazione Luzzati/Teatro della Tosse, Associazione Sarabanda, Associazione Arbalete (Genova, 2022) Dare Luogo curato da Associazione Vera Stasi / Casanave alle Mura (Tuscania, 2023) 

 

(Riguardo il progetto si suggerisce la lettura di "Essere nella danza", intervista a Laura Delfini di Paolo Ruffini, Maggio 2021)

 

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LAURA DELFINI (M.A.D.S.).

Insegnante e studiosa del movimento e della danza nella visione labaniana. Esperta della comunicazione interpersonale e dei processi relazionali.

Ha studiato la danza classica sin dai cinque anni al Centro Danza Mimma Testa di Roma; successivamente la tecnica Graham presso il Centro Professionale di Danza Contemporanea con Elsa Piperno e Joseph Fontano. Ha cominciato a insegnare a 21 anni (balletto e tecnica Graham). A 25 anni si è trasferita al Laban di Londra dove è rimasta a studiare fino al 1992. Gli studi labaniani sono stati una rivelazione, un innamoramento e un’immersione.Dal ritorno in Italia ha insegnato coreologia labaniana, improvvisazione e composizione, sempre incoraggiando i partecipanti alle lezioni a sviluppare le proprie capacità creative.

Per venti anni circa ha tenuto laboratori di danza educativa nelle scuole pubbliche, lavorando in scuole di territori ‘difficili’ romani (Tor Bella Monaca, Via della Pisana), come anche nell’ambito della sezione ‘Arti e spettacolo’ del Liceo Lucrezio Caro di Roma. Sono stati anni molto intensi durante i quali ha coniugato l’arte della danza e della creatività con l’impegno sociale. Ha insegnato a moltissimi bambini e ragazzi dai tre ai diciotto anni. Energia, emozioni, relazioni forti, importanti.

Continuativamente dal 1999 è docente di analisi del movimento nell’eredità labaniana e, più recentemente, anche di comunicazione interpersonale del Corso per Danzeducatore® dell’Associazione Mousiké di Bologna; come anche dal 2012 insegna analisi e osservazione del movimento secondo i principi di Rudolf Laban nel corso di formazione in pedagogia del movimento La danza va a scuola dell’Associazione Choronde Progetto Educativo, Roma. Da cinque anni circa cura percorsi laboratoriali di improvvisazione e composizione per gruppi intergenerazionali e per over 60.

Ha curato diverse attività culturali (convegni, interviste, presentazioni, tutoraggi) nell’ambito del mondo della danza d’autore e della danza educativa e di comunità. Ha collaborato con università italiane e centri di danza italiani e stranieri. Ha scritto diversi articoli e curato pubblicazioni e convegni. È membro del comitato direttivo della DES Associazione Nazionale Danza Educazione Società.

Oggi è interessata alla danza come realtà concreta di condivisione collettiva, come luogo di espressione individuale e come ambiente ‘narrativo’ di sé.

Impro&Co. è il nome che ha dato ai suoi corsi di improvvisazione e composizione negli ultimi anni.  È un’abbreviazione e, allo stesso tempo, un richiamo al senso di appartenenza che si costruisce in una compagnia. Non è un’associazione, non è un marchio, è una definizione che identifica una visione, un modo di lavorare e un interesse -quasi esclusivo- nei confronti della ricerca e dell’improvvisazione.

NARRAZIONI

Laura Delfini - Parole introduttive

Sisina Augusta - Stupore

Paola Bianchi - Gincobiloba

Paola Bianchi - Nella Scena

Anouscka Brodacz - Condivisione

Anouscka Brodacz - Mutazione 

Alessandro Certini - Group O

Alessandro Certini - Affratellamento

Alessandro Certini - La visione e la pratica improvvisativa

Monica Francia - Non Addomesticarsi

Claudio Gasparotto - Tre maestre

Claudia Monti - Stato Incantevole

Claudia Monti - Ricerca Coreografica

Claudia Monti - Lavoro Plurale

Claudia Monti - Incontrare

Claudia Monti - Vent'anni

Giorgio Rossi - Sosta Palmizi

Giorgio Rossi - Sacro Fuoco

Gabriella Stazio - La danza è come l'acqua

Giovanna Summo - Forti

Giovanna Summo - Italia quanto sei lunga 

Ian Sutton - Quartetto

Ian Sutton - Quartetto 2

Ariella Vidach - Ricercare

Ariella Vidach - Dentro e Fuori

Teri Jeanette Weikel - Beethoven

 

Artisti - IMMAGINI

Artisti - BIOGRAFIE